Bees for Biodiversity


Bees for Biodiversity

Regione Veneto FSE 2014_2020

Api per la biodiversità

Il progetto Bees for Biodiversity – Codice Progetto: 2105-122-2216-2016 – è la naturale prosecuzione per WBA di un impegno preso per la salvaguardia della biodiversità, in particolare delle api mellifere, già dal 2015. Grazie all’Università di Padova, Dipartimento di Biologia, Laboratorio Laura Guidolin, sono stati attivati due assegni di ricerca per studiare e diffondere i dati sull’apicoltura stanziale. Una ricerca che trasforma l’arnia Top Bar e le api in sentinelle per il biomonitoraggio. Il rilevamento di inquinanti emergenti e non come (metalli pesanti, fitofarmaci e ormoni) ha permesso di comprendere meglio i fattori di rischio per la sopravvivenza delle api.

Tra gli obiettivi del progetto c’è anche la diffusione dell’allevamento delle api mellifere e di dare un contributo attivo alla diffusione dell’allevamento delle stesse, divulgando la tipologia di “apicoltura familiare”: basso impiego di tecnologia e attrezzatura, ed elevata efficienza nel controllo di malattie e parassiti per mezzo di tecniche biologiche.

Questo progetto FSE di tipo C, transregionale, con obiettivo la valorizzazione sinergica delle competenze del polo Triveneto, vuole inserire nell’ambito della “Smart specialization strategy” della Regione Veneto (RIS3), – Smart Agrifood, driver di innovazione nell’ambito della sostenibilità ambientale, con traiettorie di sviluppo che contemplano tutti e cinque i punti della strategia

  1. Nutrizione, salute e sicurezza alimentare;
  2. Agroalimentare sostenibile;
  3. Gestione intelligente delle risorse naturali ed energetiche;
  4. Processi di trasformazione innovativi e sostenibili;
  5. Tracciabilità e tutela delle filiere.

Si basa sul progetto “Api Per La Biodiversità” che l’associazione World Biodiversity Association (WBA) onlus, in sinergia con BIOAPI e il gruppo FEM-CTT (Unità operativa Protezione delle piante e biodiversità agroforestale, gruppo apicoltura) della Fondazione Edmunch Much sta portando avanti orma dal 2015 e vuole diffondere l’allevamento delle api mellifere. Il tutto per dare un contributo attivo al mantenimento della biodiversità, garantendo gli impollinatori per eccellenza e divulgando la tipologia di “apicoltura familiare”: basso impiego di tecnologia e attrezzatura ed elevata efficienza nel controllo di malattie e parassiti per mezzo di tecniche biologiche.

Università di Udine

La scelta dell’Ateneo di Udine, quale partner extraregionale, è maturata considerando l’elevato valore scientifico e la coerenza e similitudine del tessuto imprenditoriale agricolo (apicoltura) veneto-friulano, da cui scaturiscono esigenze economico-imprenditoriali simili.

Il senso di un’apicoltura familiare

L’apicoltura familiare, detta anche backyard beekeeping, non deve e non può essere alternativa o concorrenziale all’attività degli apicoltori perché è votata principalmente al mantenimento ed alla diffusione delle api mellifere, insetti sociali, che vivono in colonie permanenti (superorganismi) composte da diverse decine di migliaia di individui che si cibano prevalentemente di nettare e polline, sulla scia di un fenomeno di coevoluzione con le piante fanerogame. Questi aspetti fanno sì che le api mellifere, molto più degli altri insetti impollinatori, siano organismi chiave per la conservazione della biodiversità vegetale e quindi per il mantenimento dei diversi ecosistemi.

 

La diffusione dell’allevamento familiare delle api può avvantaggiare l’apicoltura professionale, aumentando a livello sociale la conoscenza e l’apprezzamento verso le api e chi se ne occupa, e soprattutto rendendo molto più tangibili gli aspetti critici per la sopravvivenza delle api e quindi dell’apicoltura. L’apicoltura familiare, basata su princìpi di naturale riproduzione e selezione delle api regine, favorisce infatti il mantenimento o la ricostituzione di una elevata diversità genetica (di tipo ecotipico) nell’ape mellifera.

Apicoltori: depositari di conoscenze millenarie

Principali attori di questa prima azione devono essere proprio gli apicoltori, depositari di conoscenze millenarie e sempre pronti a nuove sfide tecniche ed intellettuali. Non è da sottovalutare inoltre l’opportunità che un’apicoltura con “Arnie Top Bar” può offrire ad aziende apistiche convenzionali.

Questo sistema di allevamento ed il particolare approccio, possono aiutare ogni apicoltore a meglio conoscere l’intima biologia dell’ape mellifera, le sue potenzialità ed i suoi punti deboli, conoscenze che poi possono essere trasferite all’apicoltura con arnie standard.

L’allevamento di api e la didattica

Il miele prodotto con queste arnie, ottenuto per spremitura e non per centrifugazione, può costituire un ulteriore prodotto con cui differenziare l’offerta ai propri clienti. Da un punto di vista didattico le arnie top bar sono perfette, sia perché permettono di mostrare più realisticamente la biologia dell’ape mellifera ma anche perché le api allevate manifestano una grandissima docilità. Le arnie top bar come capannine per il biomonitoraggio degli inquinanti Negli ultimi decenni la qualità della vita e alla percezione che si ha di questa in un territorio è diventata una priorità a livello globale. Uno degli aspetti significativi è la condizione ambientale, da cui ne deriva una serie di considerazioni e azioni che ne regolano la tutela. Al fine di tutelare l’ambiente occorre misurarne il suo stato, tramite monitoraggi che determinano il grado di salubrità.

Perché con le api?

Negli ultimi anni il monitoraggio con le api ha assunto grande rilevanza per le caratteristiche di semplicità gestionale e per la maggiore efficacia di rilevazione rispetto ad altre metodologie. Le api, infatti, sono in grado di svelare la salute dell’ambiente per un raggio di azione fino a oltre 3 Km dall’ubicazione delle stazioni di rilevamento (arnie).
Le api sono degli ottimi indicatori biologici, in grado di monitorare la qualità dell’ambiente in cui vivono, attraverso questi segnali:

  • mortalità,
  • residui che si possono riscontrare nei loro corpi e nei prodotti dell’alveare.

Molte caratteristiche fanno dell’ape un buon rivelatore ecologico: è facile da allevare; è un organismo che si adatta a qualsiasi ambiente; ha il corpo coperto di peli che la rendono particolarmente adatto ad intercettare materiali e sostanze con cui entra in contatto, inoltre è altamente sensibile alla maggior parte dei prodotti antiparassitari e insetticidi.

L’alto tasso di riproduzione e la durata della vita media relativamente corta (circa 40 giorni come insetto adulto nel periodo estivo), induce una veloce e continua rigenerazione nell’alveare, ha un’alta mobilità e un ampio raggio di volo che permette di controllare una vasta zona, effettua numerosissimi prelievi giornalieri (fino a 10.000.000 per alveare) perlustra tutti i settori ambientali (terreno, vegetazione, acqua, aria), ha la capacità di riportare in alveare materiali esterni di varia natura (nettare, polline,propoli e acqua) e di immagazzinarli secondo criteri controllabili.

Gli obiettivi scientifici e tecnologici del progetto vogliono evidenziare la possibilità dell’utilizzo dell’apicoltura naturale mediante “arnie top bar”, quale strumento di aggregazione culturale e colturale, nonché come strumento di valutazione delle qualità ambientali, attraverso l’analisi degli inquinanti partendo dalle api e dai prodotti dell’alveare.

Tutte le informazioni ottenute, i dati puntuali delle analisi di laboratorio eseguite da enti accreditati, quali CRE-API e Fondazione Edmunch Much di San Michele all’Adige (TN), nonché la valutazione degli interventi di valutazione ambientale, tramite analisi della colonizzazione selettiva da parte degli insetti apoidei negli “Insecten Hotel” utilizzati nel progetto, permetteranno di creare una rete di monitoraggio permanente. Si prevede, quindi, di creare una sinergia tra gli enti di ricerca e le istituzioni pubbliche deputare alla salute collettiva e alla gestione dell’agricoltura, nel Triveneto, in modo da armonizzare gli interventi applicativi e gestionali. I dati raccolti, elaborati e resi disponibili tramite comunicazione mirata ma pubblica con le nuove metodiche comunicative grazie alla rete web, potranno fornire il valore aggiunto al comparto apicolo Triveneto, dando da un alto integrazione al reddito delle singole aziende e dall’altro, fornendo linee guida e l’instaurarsi di tavoli di lavoro permanenti interregionali con rappresentanti di Apicoltori, Università, Enti di governoAssociazioni di categoria, Grande distribuzione ed esponenti delle Comunità di cittadini.
Nello specifico, le conoscenze e le competenze che la ricerca intende sviluppare si possono riassumere sinteticamente nelle due figure di assegnisti che saranno formati:
– un tecnologo esperto di valutazioni ambientali mediante analisi degli inquinanti e delle valutazioni ecologiche date dalle stime della fisiologia
adattativa delle popolazioni animali (api ed apoidei);
– un tecnologo esperto in indicizzazione e valorizzazione web, mobile e smart dei contenuti della ricerca.