Api, Apicoltura e Sostenibilità

Api, apoidei e Apis mellifera

Quando si parla di api, molto spesso si fa riferimento a un’unica specie e cioè ad Apis mellifera detta anche ape da miele o, in modo del tutto errato, ape domestica. L’ape da miele, è una delle 20.000 specie di Apoidei apiformi fino a oggi conosciuti al mondo. In Europa ne sono note circa 2.000 specie, di cui 1000 in Italia.

 

L’origine di questi insetti è fatta risalire a circa 100 milioni di anni fa, nello stesso periodo in cui stava comparendo il gruppo di piante oggi più numeroso sulla terra, le Magnoliophyta. Per le loro particolarità metaboliche queste piante cominciarono rapidamente a produrre nuove specie, rendendo necessario l’intervento di altri organismi per una efficiente fecondazione dei fiori. Le api, ovvero gli Apoidei apiformi non discendono direttamente dai primi insetti impollinatori ma da un gruppo di imenotteri che visitava i fiori per cacciare questi insetti.

Gli Apoidei, nel corso della loro evoluzione, hanno visto comparire specie solitarie, gregarie e sociali, ognuna responsabile dell’impollinazione di poche e molte specie vegetali ma tutte assieme fondamentali per la conservazione delle piante e quindi degli ecosistemi e della biodiversità.

 

Secondo le più recenti ricerche, l’ape da miele si sarebbe separata dalla sua progenitrice ape asiatica tra 9 e 6 milioni di anni fa e si sarebbe spostata a occidente verso l’Africa da dove si sarebbe poi diffusa. L’areale originario di Apis mellifera comprende dunque gran parte dell’Europa, tutta l’Africa, il Medio Oriente e una piccola area dell’Asia centrale. È questa amplissima distribuzione in areali con climi e vegetazioni diverse ad aver reso “necessaria” la suddivisione di questa specie in sottospecie – oltre 30 – tutte tra loro interfertili. Ma cosa sono le “sottospecie”? Sono popolazioni presenti in una determinata area geografica e caratterizzabili per aspetti morfologici ed etologici.

La nascita dell’Apicoltura

Le sottospecie originarie dell’area mediterranea, sottoposte forse più delle altre all’azione delle glaciazioni, per la loro grande tendenza all’accumulo di scorte avrebbero determinato la comparsa dell’apicoltura, poco dopo la stanzializzazione delle prime società umane in seguito all’avvento dell’agricoltura nella cosiddetta Mezzaluna Fertile.

 

Oggi si pensa che siano state le api a entrare nei manufatti che l’uomo agricoltore si costruiva per stoccare le proprie scorte alimentari o idriche, che corrispondevano al volume che uno sciame cerca per insediarsi (25-50 litri). L’apicoltura sarebbe dunque nata grazie alle caratteristiche biologiche di Apis mellifera e delle sue sottospecie.

 

Dal Mediterraneo orientale l’apicoltura si sarebbe poi estesa a tutta l’Europa, ma solo come spostamento di tecniche e non di animali come per quelli domestici veri e propri. Per millenni l’apicoltura si è fondata a livello territoriale sulle api della relativa sottospecie indigena: l’uso di api ben adattate all’ambiente era una regola scritta degli apicoltori antichi.

La non domesticità delle api

L’ape mellifica viene spesso definita o chiamata ape domestica. Ma Apis mellifera può essere considerata un animale domestico?

 

Charles Robert Darwin (1809-1882) nel suo famoso trattato Variazione degli animali e delle piante allo stato domestico affronta in modo dettagliato la questione della presunta domesticità dell’ape mellifica. Ne risulta che l’ape non può essere definita un animale domestico principalmente per due fattori: alimentazione e riproduzione; infatti l’uomo non può controllare l’alimentazione delle api e nemmeno la loro fecondazione.

 

Apis mellifera non è un animale domestico e l’apicoltura, pure essendo un peculiare sistema di produzione animale, non può dunque essere assimilato ad una attività zootecnica vera e propria.

Da questo deriva che l’apicoltura deve basarsi sulle caratteristiche biologiche dell’ape mellifica e che oggi gli apicoltori devono prendere coscienza di come Apis mellifera sia un patrimonio comune, avendo un ruolo imprescindibile nella conservazione della biodiversità e nella produttività dell’agricoltura oltre che per l’attività apistica vera e propria.

 

 

Apicoltura sostenibile

La sostenibilità si basa su tre pilastri, quello ambientale, quello economico e quello sociale, preoccupandosi di conservare per il futuro le risorse naturali e di mantenere gli equilibri naturali.

 

Anche l’apicol­tura sostenibile deve considerare tutti e tre gli aspetti e quindi operare nel rispetto dell’ape e dell’ambiente, offrendo ai consumatori prodotti genuini e salutari, garantendo una adeguata retribuzione ai lavo­ratori coinvolti nel settore ed in fine garantendo redditività e profitto alle aziende apistiche. Nessuna di queste condizioni deve mancare per poter considerare un’attività di apicoltura nell’ottica dello sviluppo soste­nibile.

Responsabilità ambientale

Per quanto riguarda la responsabilità ambientale, un’apicoltura può dirsi sostenibile solo se prende in considerazione per Apis mellifera sia il benessere delle singole colonie sia quello dell’intera specie, anche e soprattutto quale componente dei diversi ecosistemi in cui viene allevata.

 

Un’apicoltura veramente sostenibile dal punto di vista ambientale non può quindi che basarsi sui principi enunciati dalla Carta di San Michele all’Adige, scritta e presen­tata nel 2018 dai massimi studiosi italiani, i cui concetti sono ormai ampiamente condivisi in gran parte d’Europa.

 

Responsabilità sociale

La responsabilità sociale dell’apicoltura ri­guarda tutti quegli aspetti che hanno una ri­caduta sulla società e che spaziano dagli aspetti legali e delle normative sul lavoro alla salubrità degli alimenti e dei prodotti ottenu­ti mediante l’apicoltura. L’apicoltura poi svol­ge un ruolo sociale quando l’azienda apistica svolge anche attività didattiche e formative.

 

Responsabilità economica

La responsabilità economica è fondamentale perché serve per garantire non solo la giusta ricompensa per il lavoro dell’apicoltore, ma permette all’azienda di perseguire gli al­tri due obbiettivi, quello sociale e quello ambientale. La sostenibilità economica dell’azienda apistica deve sempre più basarsi sulla qualità e sul­la tipicità e territorialità, piuttosto che sulla sola quantità. Valorizzare i prodotti delle api, legandoli al territorio, all’habitat, all’apicoltore, alle persone, alle api, sembrano oggi le giuste vie da intraprendere per garantire la sostenibilità economica dell’attività.

Il rapporto tra apicoltori, api e territorio è il valore aggiunto dei prodotti dell’alveare di qualità e dove l’apicoltore si fa ga­rante dell’origine e della qualità.

 

 

Perseguire una apicoltura sostenibile è possibile e significa migliorare, giorno dopo giorno, i vari aspetti che la caratterizzano. Le certificazioni in ambito di apicoltura sostenibile (come Biodiversity Friend Beekeeping,  Biologica o Biodinamica) possono essere di grande aiuto e guida, all’apicoltore e all’azienda apistica che passo dopo passo provano soluzioni sempre più sostenibili e individuano il modo migliore per operare nell’ottica della responsabilità ambientale, sociale ed economica, dando un futuro solido ad una delle più belle attività umane.