31 Ago Milioni di funghi a rischio
La biodiversità fungina del pianeta è molto più vasta di quanto finora conosciuto, ma rischia di ridursi drasticamente prima che la scienza abbia il tempo di documentarla. Secondo il nuovo rapporto State of the World’s Plants and Fungi, pubblicato dai Royal Botanic Gardens di Kew, oltre due milioni di specie di funghi restano ancora sconosciute, e alcune stime suggeriscono che il numero reale potrebbe arrivare fino a dieci milioni.
Molti di questi funghi potrebbero contenere sostanze o proprietà utili in futuro per la medicina, la produzione alimentare o la protezione delle colture da malattie e parassiti. Tuttavia, i ricercatori stimano che fino a tre quarti delle specie ancora sconosciute siano già a rischio di estinzione prima di essere scoperte, con conseguenze rilevanti sia per gli ecosistemi sia per le potenziali applicazioni in campo medico, agricolo e industriale.
Il rapporto evidenzia l’urgenza di accelerare la scoperta e la descrizione delle nuove specie, un processo che, secondo gli scienziati, potrebbe richiedere fino a mille anni se mantenuto ai ritmi attuali. Per affrontare questa sfida, la ricerca sta sperimentando nuovi approcci che combinano metodi classici di identificazione con tecnologie genetiche portatili, capaci di velocizzare l’analisi direttamente sul campo.
Tra i contributi inclusi nel rapporto figura uno studio guidato da João P. M. de Araújo, curatore dei funghi presso il Museo di Storia Naturale della Danimarca. Il team di ricerca ha utilizzato un approccio tassonogenomico che integra la descrizione morfologica con l’analisi del DNA effettuata in tempo reale durante le attività sul campo. Grazie a strumenti portatili, i ricercatori possono infatti analizzare il materiale genetico senza dover attendere l’invio dei campioni ai laboratori, rendendo il processo di identificazione più rapido ed efficiente.
Questo metodo ha permesso, tra le altre cose, di identificare rapidamente Purpureocillium atlanticum, un fungo “zombie” scoperto nella foresta pluviale atlantica del Brasile. Il fungo parassita un ragno a botola, ne prende il controllo dall’interno e produce un corpo fruttifero viola che emerge dal suolo per rilasciare le spore. La combinazione di osservazione sul campo e analisi genetica ha consentito di riconoscere immediatamente la specie come nuova per la scienza, dimostrando il potenziale dei nuovi strumenti nella mappatura della biodiversità.
Nonostante i progressi, il rapporto sottolinea che la scoperta di circa 4.000 nuove specie di funghi all’anno rappresenta solo una minima parte dell’enorme diversità ancora da documentare. Per tenere il passo con i cambiamenti in atto negli ecosistemi, sarà necessario investire in formazione, aumentare il numero di specialisti e migliorare l’accesso ai dati genetici.
Articolo basato sul comunicato stampa del Museo di Storia Naturale della Danimarca e sul rapporto “State of the World’s Plants and Fungi” dei Royal Botanic Gardens di Kew.
