Le Mura Medicee di Portoferraio

Le Mura Medicee di Portoferraio

Le antiche Mura Medicee di Portoferraio, simbolo della storia difensiva dell’Isola d’Elba, custodiscono un patrimonio inatteso: un micro‑ecosistema unico che potrebbe rivelarsi fondamentale per la conservazione di una delle piante più rare dell’Arcipelago Toscano. In un’epoca segnata dai cambiamenti climatici, queste fortificazioni potrebbero infatti offrire condizioni favorevoli alla sopravvivenza di specie minacciate, trasformandosi in veri e propri serbatoi di biodiversità.

È questo il cuore del progetto di ricerca, giunto al secondo anno, condotto dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e da World Biodiversity Association (WBA), con il sostegno del NatLab di Portoferraio e la collaborazione del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Una pianta rarissima che cresce tra le pietre della storia

Durante il mese di giugno, il botanico Angelino Carta e l’entomologo naturalista Leonardo Forbicioni (Presidente WBA) hanno completato il terzo ciclo di monitoraggi dedicati alla Linaria capraria, una specie endemica dell’Arcipelago Toscano. Oltre la metà della sua popolazione conosciuta cresce proprio sulle Mura Medicee, dove trova fessure, microclimi e condizioni che potrebbero favorirne la riproduzione più che negli habitat naturali.

Questo dato sorprendente ha spinto i ricercatori a chiedersi se i manufatti storici non siano solo un ambiente che favorisce la sopravvivenza, ma anche un luogo capace di migliorare la nicchia riproduttiva della specie. Il progetto mira infatti a valutare se le condizioni microclimatiche e strutturali delle mura possano aumentare la produzione di semi o ridurre l’incidenza di parassitizzazione da parte dei curculionidi specialisti (Mecinus barbarus e Rhinusa incana), che vivono all’interno dei fusti e dei frutti della pianta.

Se l’ipotesi dei ricercatori sarà confermata, le Mura Medicee potranno essere considerate veri e propri serbatoi genetici, capaci di rafforzare la resilienza della specie e contribuire alla sua conservazione a lungo termine.

Dai monitoraggi ai laboratori

I campioni raccolti sono ora nei laboratori dell’Università di Pisa, dove verranno analizzati per valutarne qualità, vitalità e germinabilità. Questi dati saranno fondamentali per comprendere lo stato di salute della popolazione e definire eventuali strategie di conservazione.

Un patrimonio da condividere con la comunità

Al termine del progetto è previsto un incontro pubblico dedicato ai cittadini, per raccontare come uno dei monumenti più iconici di Portoferraio sia anche un sorprendente rifugio di biodiversità. Un’occasione per avvicinare la comunità alla ricerca scientifica e per valorizzare il legame profondo tra storia, natura e conservazione.