30 Giu La biodiversità si tutela con la ricerca scientifica
Con il pretesto di una presunta “gestione”, questa proposta di legge rischia di azzerare decenni di tutele ambientali nel nostro paese, allontanando l’Italia dagli obiettivi europei della Nature Restoration Law e della Strategia UE sulla Biodiversità 2030.
L’impianto del DDL rappresenta un preoccupante passo indietro non solo sul piano scientifico, ma anche su quello giuridico e valoriale. Dal 2022, infatti, la tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e della biodiversità è entrata solennemente nell’Articolo 9 della Costituzione come principio fondamentale della Repubblica, anche nell’interesse delle future generazioni. Legiferare in contrasto con l’evidenza scientifica e a discapito della fauna, significa tradire lo spirito costituzionale che i nostri parlamentari sono chiamati a difendere.
Per contrastare questa proposta normativa con la forza dei dati e con trasparenza, WBA rilancia il documento di osservazioni puntuali redatto dall’Associazione Teriologica Italiana (ATIt), che evidenzia l’assoluta mancanza di basi scientifiche del DDL.
Di seguito si riassumono le quattro criticità insostenibili del DDL 1552:
La caccia NON è uno “strumento di conservazione”
Definire l’attività venatoria ludico-ricreativa come un mezzo per tutelare la biodiversità è scientificamente falso. La caccia altera la struttura demografica e la variabilità genetica delle popolazioni selvatiche, genera un fortissimo stress fisiologico non letale sugli ecosistemi e continua a immettere piombo tossico nella catena trofica.
Marginalizzazione di ISPRA
Il DDL cancella il carattere vincolante del parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), frammentando la gestione della fauna in base a logiche politico-amministrative locali ed eliminando la necessaria terzietà scientifica indipendente.
Trucco contabile sulle aree protette
Inserendo i Parchi Nazionali e Regionali nel computo delle quote minime di territorio destinate alla protezione, si riduce di fatto la necessità di istituire nuove aree di rifugio. Questo sottrarrà spazio vitale alla fauna, in aperto contrasto con il target europeo del 30% di territorio protetto.
Braccata sulla neve e assalto ai valichi
Consentire la caccia collettiva su terreni innevati significa colpire gli animali nel momento di massima vulnerabilità energetica invernale. Inoltre, la riduzione della tutela sui valichi montani compromette i corridoi ecologici fondamentali per le migrazioni e la connettività genetica delle specie.
La nostra posizione
“La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, cioè di tutti i cittadini. La biodiversità si tutela con il monitoraggio, la pianificazione e la ricerca scientifica, nel pieno rispetto del dettato costituzionale, non deregolamentando il prelievo venatorio a fini ricreativi.”
In relazione a quanto esposto, il Consiglio Direttivo di WBA invita il Parlamento a sospendere quanto prima l’iter di approvazione del DDL 1552 e di riaprire un confronto con le istituzioni tecniche e la comunità scientifica.
Leggi il documento completo qui.
Il Consiglio Direttivo

