Val di Non: non solo mele…

19 marzo 2016

Quante specie di coleotteri possono vivere in una valle? E se questa valle è un ambiente sottoposto a forte pressione antropica come la Val di Non? Qualcuno potrebbe aspettarsi una biodiversità limitata. Adriano Zanetti, noto entomologo membro del Consiglio Direttivo di WBA, dopo anni di ricerche ci dà dei numeri precisi nel suo ultimo lavoro pubblicato sulla rivista Gledleriana del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige. In “Second contribution to the knowledge of the rove beetles (Coleoptera: Staphylinidae) of Val di Non/Nonstal (Trentino/Südtirol, Italy)” Zanetti riporta dati relativi a ben 466 specie di coleotteri Stafilinidi, la famiglia di coleotteri di cui Adriano è uno degli studiosi più importanti a livello Europeo. Nel mondo sono stati fino ad oggi descritte oltre 60.000 specie di Stafilinidi, in gran parte predatrici di piccoli insetti ed invertebrati. Questo fa si che i coleotteri in questione possano essere considerati nella schiera dei cosiddetti “insetti utili”, fondamentali nel controllo biologico dei parassiti delle coltivazioni.
Questo studio riveste una grande importanza per il monitoraggio biologico di una zona particolare come la Val di Non, dove convivono coltivazioni intensive di mele e zone di interesse naturalistico, sottoposte a tutela anche dalla Comunità Europea (Aree SIC e ZPS). Benché l’interesse maggiore degli studi in ambito naturalistico sia rivolto alle specie di grandi dimensioni e non agli insetti, questi ultimi sono assai importanti come indicatori del livello di alterazione ambientale dei siti, in quanto sono tra i primi a risentire di eventuali contaminazioni dovute ad attività antropiche impattanti (es. trattamenti antiparassitari, trasformazioni nell’uso del suolo, ecc.).
Tra le quasi 500 specie censite, 4 sono risultate nuove per la fauna italiana: Atheta alpigrada, Atheta reissi, Cypha carinthiaca e Schistoglossa pseudogemina. Nello studio è stata evidenziata anche l’importanza delle barriere biogeografiche, come il fiume Adige, nel delimitare l’area di espansione di alcune specie. Le specie più significative dal punto di vista faunistico sono state raccolte in prossimità di sorgenti, sui pascoli di vecchie malghe, in nidi di formiche e di marmotta, in cespuglieti subalpini, in torbiere, forre e boschi ripariali. Dal lavoro traspare che le aree naturali protette della Val di Non possono essere considerate dei veri e propri serbatoi di biodiversità, dai quali potrebbe attingere in futuro un nuovo modello di agricoltura sostenibile, più attenta alla salvaguardia dell’ambiente. Il lavoro di Adriano Zanetti costituisce un documento fondamentale anche in una prospettiva di monitoraggio delle modificazioni cui il territorio sarà sottoposto nel tempo. Infatti, la permanenza nella Val di Non di questi piccoli coleotteri, di cui oggi possediamo un’istantanea, potrà essere utilizzata in futuro come un indice dell’uso equilibrato e sostenibile delle risorse del territorio.
Stafilinidi_Val_di_Non_Zanetti