Glifosate: cancerogeno per l’uomo e dannoso per la fauna del suolo!

02 settembre 2015

Il Glyphosate è l’erbicida più diffuso al mondo. È largamente usato in agricoltura, soprattutto dopo che sono state introdotte colture geneticamente modificate e resistenti al Glyphosate, che invece elimina le malerbe. Il  Glyphosate è largamente impiegato anche in ambienti urbani e giardinaggio ed è stato rilevato nell’aria durante le irrorazioni, nell’acqua e negli alimenti. Il 20 marzo scorso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha valutato la carcinogeneticità di 5 insetticidi ed erbicidi fosforganici. Le valutazioni finali sono state pubblicate sulla rivista scientifica “The Lancet Oncology”. L’erbicida Glyphosate e gli insetticidi Malathion e Diazinon sono stati classificati come “probabili cancerogeni” per l’uomo (Gruppo 2A), mentre gli insetticidi Tetrachlorvinphos e Parathion sono stati classificati come “possibili cancerogeni” per l’uomo (Gruppo 2B). Tali decisioni sono state prese in relazione a diverse ricerche scientifiche condotte in Canada, USA e Svezia pubblicate dal 2001 in poi. In particolare per il Glyphosate gli studi indicano correlazione significativa tra il linfoma di Hodgkin (un tumore delle vie linfatiche) e l’esposizione degli operatori agricoli al Glyphosate. Inoltre è stato rilevato che il Glyphosate causa danni al DNA e ai cromosomi nelle cellule umane.

Come se non bastasse, una recentissima ricerca di studiosi dell’Università di Vienna (Glyphosate-based herbicides reduce the activity and reproduction of earthworms and lead to increased soil nutrient concentrations – www.nature.com/scientificreports) ha dimostrato che questo diserbante ha effetti negativi anche sulla fauna del suolo, in particolare sui lombrichi, tra gli organismi più importanti per la mineralizzazione della sostanza organica e la fertilità dei suoli agrari. Lo studio ha considerato gli impatti su due specie in particolare: Lumbricus terrestris e Aporrectodea caliginosa.
La prima specie ha manifestato una riduzione pressoché totale dell’attività a tre settimane dall’applicazione del Glyphosate, mentre la seconda specie ha subito una riduzione del 56% dell’attività riproduttiva. Inoltre l’applicazione del Glyphosate ha causato un aumento della concentrazione di nitrati nel suolo pari al 1592% e di fosfati pari al 127% con potenziali rischi di lisciviazione di tali nutrienti in corsi d’acqua, laghi e acquiferi sotterranei. Questi impatti sugli agrosistemi sono particolarmente preoccupanti in considerazione del fatto che il Glyphosate è utilizzato in tutto il mondo da decenni.

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